IL MODELLO DI RIFERIMENTO
In letteratura si possono trovare differenti modelli di Problem Solving, quello presente è stato formulato in maniera originale presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo.
Il Problem Solving Strategico si può applicare per definizione a qualunque tipologia di problema e ad ambiti decisamente diversi tra di loro, tra i quali persino quello della ricerca empirica.
Tanto che, questa è stata il fondamento metodologico per la messa a punto delle numerose forme specifiche di intervento terapeutico e di comunicazione strategica sviluppate presso il nostro Centro e
applicate con successo a migliaia di casi clinici e a centinaia di problemi manageriali.
Proprio per queste sue caratteristiche che permettono di studiare le difficoltà umane e persino le patologie come problemi a cui applicare procedimenti logici rigorosi ma al tempo stesso decisamente
creativi, il modello, è divenuto da anni il riferimento teorico ed applicativo per studiosi, psicoterapeuti e manager di
tutto il mondo.
PROBLEMA

Se si lavora sul problema/i dichiarato si prende avvio dalla sua definizione.
Se si lavora su un miglioramento da realizzare si partirà dall’obiettivo da raggiungere per poi analizzare i problemi da risolvere e le resistenze al cambiamento da superare.
DEFINIRE IL PROBLEMA
cosa è effettivamente il problema, chi ne è coinvolto, dove questo si esprime, quando questo appare, come questo funziona.
ACCORDARE L’OBIETTIVO
Una volta definito il problema, si cerchi di descrivere quali sarebbero i cambiamenti concreti che, una volta realizzati, farebbero affermare che questo è risolto.
Ovvero definire l’obiettivo da raggiungere. Questo è il secondo passo di un processo di problem solving strategico.
ANALISI E VALUTAZIONE DELLE TENTATE SOLUZIONI
La terza fase, è rappresentata dalla individuazione e valutazione di tutti i tentativi fallimentari messi in atto per risolvere il problema in questione. Questa è la fase cruciale di studio della soluzione che
parte non a caso dalla valutazione di tutte quelle tentate che non hanno avuto successo. Il costrutto di tentata soluzione che se non funziona, ma viene reiterata, tende a mantenere la persistenza del
problema e a complicarne il funzionamento.
TECNICA DEL COME PEGGIORARE
Il lettore nei confronti del problema da lui prescelto, a questo punto, si domandi: «Se io volessi far peggiorare ulteriormente la situazione invece che migliorarla come potrei fare?» e cerchi di enumerare
tutte le possibili modalità. «Quali sono tutti i metodi o le strategie che se adottate mi porterebbero ad un sicuro fallimento nel mio progetto?».
“se vuoi drizzare una cosa impara prima tutti i modi per storcerla di più”.
TECNICA DELLO SCENARIO OLTRE IL PROBLEMA
Oltre alla tecnica presentata, al fine di essere ancora più più concretamente focalizzati sull’obiettivo da raggiungere abbiamo formalizzato un’altra innovativa manovra: l’immaginare lo scenario ideale
al di là del problema. Domandarsi quale sarebbe lo scenario, riguardo alla situazione da cambiare, una volta che il problema fosse completamente risolto o, nel caso di miglioramenti da ottenere, che
l’obiettivo fosse completamente raggiunto. In altri termini si deve di proiettare la nostra mente ad immaginare quali sarebbero tutte le caratteristiche della situazione ideale dopo aver realizzato il
cambiamento strategico.
TECNICA DELLO SCALATORE 
Quando si ha un problema complesso da risolvere, al fine di costruire una strategia efficiente oltre che efficace, risulta utile partire dall’obiettivo da raggiungere ed immaginare lo stadio subito
precedente, poi lo stadio precedente ancora, sino a giungere al punto di partenza. Il tutto in modo tale da suddividere il percorso in una serie successiva di stadi; ciò significa frazionare l’obiettivo
finale in una serie successiva di micro-obiettivi che però prendono avvio dal punto di arrivo per tornare indietro sino al primo passo da eseguire. Questa strategia mentale controintuitiva appare chiaro
permette di costruire agevolmente la sequenza di azioni da realizzare per risolvere un problema partendo dal più piccolo ma concreto cambiamento possibile.
AGGIUSTARE IL TIRO PROGRESSIVAMENTE
Talvolta i problemi sono complessi al punto tale da richiedere non una sola soluzione ma una serie di queste in sequenza. Come nel gioco delle scatole cinesi o delle matrioska russe, aperta la prima se
ne trova un’altra al suo interno da schiudere, dentro la quale ce n’è un’altra ancora e così di seguito sino all’ultima.
Di fronte a situazioni di questo tipo è fondamentale evitare di voler affrontare insieme tutti i problemi ma iniziare ad affrontare il più accessibile. Una volta risolto il primo passare al secondo e così via,
mantenendo però fin dall’inizio la visione della globalità e delle interazioni possibili fra le concatenazioni tra i problemi. Così facendo si evita di perdersi nella ingestibile complessità delle interrelazioni
mentre si opera concretamente, ma, al tempo stesso, si mantiene la visione dell’insieme.
SOLUZIONE
IL COACHING STRATEGICO
"Non c’è niente che non si possa rendere naturale e
non vi è niente di naturale che non si possa perdere.”
B. Pascal
Il Coaching Strategico è l’intervento di elezione in quelle situazioni dove sia richiesto di occuparsi dello sviluppo di talenti o del superamento di limiti personali, in altri termini si lavora
sulle incapacità e sulle fragilità dei nostri clienti prima che queste si trasformino in problemi. Scoprire i nostri limiti, imparare a gestirli per poi trasformarli in risorse.
FOCALIZZARE L’INTERVENTO
Far emergere le caratteristiche personali su cui far leva, scoprire e definire concretamente i blocchi e limiti da superare.
TENTATA SOLUZIONE RIDONDANTE 
Il costrutto fondamentale del nostro modello di coaching, è rappresentato dalla tendenza ridondante e ripetuta nel tempo dal soggetto,
ad applicare nei confronti delle sue difficoltà, le stesse modalità che lo hanno condotto ad avere in precedenza successo su altre problematiche.
Ognuno di noi infatti, ha dei veri e propri copioni che si ripetono ogni qual volta dobbiamo fronteggiare ostacoli. Individuare attraverso una serie di domande strategiche costruite ad hoc la tentata soluzione ridondante è il primo passo per procedere alla sua ristrutturazione o al suo cambiamento.
RICERCA DELLE ECCEZIONI 
La prima tecnica per introdurre il cambiamento nel rigido ripetersi dei copioni disfunzionali del cliente, è rappresentato dal ricercare, insieme a lui, se nella sua vita si sono presentati
episodi nei quali egli è stato in grado di violare la sua tentata soluzione ridondante ottenendo esiti positivi. Se esiste questa possibilità, possiamo cercare di rilevare se sia replicabile
nel presente. Se così fosse, questa diviene la prima leva per innescare il processo di attivazione delle risorse della persona.
TEORIA DELLE INCAPACITÀ 
Per quanto possa rammaricarci ognuno di noi deve fare i conti con incapacità personali, queste possono essere individuate puntualmente e superate attraverso l’applicazione di
specifiche indicazioni che siano calzate alla loro specificità. Per rendere possibile questo si rende necessario analizzare quali sono le:
PERCEZIONI BASATE SULLE SENSAZIONI PIÙ PRIMITIVE, ovvero: paura, piacere, dolore, rabbia; che veicolano le reazioni disfunzionali. Sulla base di ciò, grazie alla esperienza
derivante dallo studio delle soluzioni per le più importanti patologie psicologiche, si possono selezionare gli STRATAGEMMI
idonei a sbloccare le risorse e i talenti imprigionati nella rigidità del modello di tentate soluzioni ridondanti.
Per saperne di più
• La terapia dell’azienda malata, Problem-solving strategico per organizzazioni, Nardone G., Mariotti R.,Milanese R., 2000;
• Problem Solving Strategico da tasca, Nardone G., 2009; Ponte alle Grazie Ed. Milano
• Coaching Strategico, R. Milanese, P. Mordazzi, 2007
• Il dialogo strategico, G. Nardone, A. Salvini, 2004
• Cavalcare la propria tigre, Giorgio Nardone, 2003
Guidare se stessi o gli altri “al di là dei propri limiti” significa, quindi, a essere un professionista creativo e flessibile, ma allo stesso tempo rigoroso e
disciplinato, saper padroneggiare l’arte dello stratagemma e allo stesso tempo la comunicazione persuasoria,
saper stimolare risorse già esistenti così come sbloccare potenzialità bloccate.
Come l’antico saggio stratega della tradizione cinese, il coach strategico “non fa niente di difficile; e dato che si limita ad innescare discretamente processi che si
svilupperanno da sé, non fa neppure nulla di grande. Ma è appunto per questo che è in grado di compiere ciò che alla fine sarà grande” (Jullien, 1996, p.221 tr.it.).
LE TECNICHE COMUNICATIVE DEL PROBLEM SOLVING STRATEGICO
Logica di Problem Solving e linguaggio rappresentano le due anime dell’approccio strategico; non esiste Problem Solving Strategico senza linguaggio strategico,
non esiste linguaggio strategico senza Problem Solving Strategico.
Due facce della stessa medaglia che vanno accordate, così da creare una sorta di danza dove il cambiamento non sia solo possibile ma inevitabile.
"Non bisogna far violenza alla natura, ma persuaderla"
Epicuro
<Non si può non comunicare> è il primo postulato della “Pragmatica della comunicazione” (Watzlawick, 1967). Dunque si deve scegliere se farlo in modo casuale e subire tale ineluttabilità,
oppure scegliere di farlo strategicamente e gestirla.
La comunicazione può quindi essere definita come l’attività che ci permette di mandare segnali che, a loro volta, generano risposte significative nell’ambiente, attuando un processo sistemico
e teoricamente infinito di stimoli e risposte. Il “buon proposito” che anima la comunicazione, può essere del tutto irrilevante. Ciascuno è l’unico responsabile della propria comunicazione e
del raggiungimento dei propri obiettivi attraverso di essa. Se non otteniamo il risultato che vogliamo, probabilmente la cosa più saggia da fare è cambiare strategia comunicativa.
IL DIALOGO STRATEGICO
“Le stesse parole in sequenza diversa daranno risultati differenti”
B. Pascal
Rappresenta al tempo stesso il punto di arrivo e di partenza di un percorso di ricerca, applicazione clinica e consulenza manageriale realizzata nell’arco di oltre 15 anni presso il Centro di
Terapia Strategica di Arezzo. Tale cammino ha visto impegnati a dare il loro contributo non solo gli autori ma molti altri: colleghi, collaboratori e studiosi sia italiani che stranieri e clienti,
spesso inconsapevoli dell’aiuto offerto durante i nostri dialoghi.
Punto di arrivo, poiché il dialogo strategico è divenuta la tecnica evoluta per condurre un singolo colloquio, capace di indurre radicali cambiamenti nell’interlocutore, rappresenta la sintesi
di tutto ciò che è stato realizzato in precedenza.
Questa raffinata strategia per ottenere il massimo con il minimo, è venuta a costituirsi come una naturale evoluzione della precedente formulazione di modelli di trattamento specifico
per particolari patologie, composti da stratagemmi terapeutici e da una sequenza di manovre costituiti ad hoc per le differenti tipologie di problema. È stato proprio grazie al successo
conclamato, in termini di efficacia ed efficienza terapeutica di tali protocolli, a guidarci a ideare anche il primo colloquio come un vero e proprio intervento piuttosto che come fase
preliminare. Così le domande sono divenute domande ad illusione di alternativa
le parafrasi più marcatamente ristrutturanti,
il linguaggio più evocativo di sensazioni,
le prescrizioni sono diventate la spontanea evoluzione del dialogo, strategicamente realizzato, piuttosto che una forzatura ingiuntiva. In tal maniera, il conoscere i problemi mediante le
loro soluzioni, da costrutto e metodo di ricerca, è divenuto logica operativa e strategia per il primo, e spesso unico, incontro di terapia o consulenza.
Come già riferito, questo è un sapere antico che è stato ripreso e perfezionato durante decenni di lavoro orientato a produrre cambiamenti nelle persone attraverso il dialogare con loro
riguardo ai loro problemi da risolvere o i loro obiettivi da raggiungere. Al fine di tracciare le linee essenziali per preparare adeguatamente la nostra magia, appare utile tenere a mente la
procedura da seguire mediante un semplice schema:
Domandare
Parafrasare le risposte
Utilizzare immagini evocative
Riassumere parafrasando
Orientare verso l’azione
‘Punto di partenza’, in quanto la messa a punto della tecnica di dialogo strategico e la sua sperimentazione, con i suoi effetti sorprendenti riguardo sia al suo potere nel promuovere
cambiamenti che alle sue possibili applicazioni a diversi contesti, ha aperto nuove promettenti prospettive di ricerca e di intervento. Tutto ciò dal nostro punto di vista, è dovuto al fatto
che questo metodo induce cambiamenti che non sono il prodotto di direttive che l’esperto’ da all’inesperto’, ma il frutto di scoperte congiunte dei due, ad effetto del loro dialogo a tal fine
sapientemente strutturato. In questo modo si azzera la naturale resistenza che ogni sistema umano, individuale o esteso, oppone al cambiamento del suo equilibrio anche quando questo sia
sofferto o addirittura patologico, anzi mediante il dialogo strategico tale limite viene trasformato in risorsa. Poiché il consulente o il terapeuta, come un saggio stratega, con manovre sottili
guida il suo interlocutore ad essere lui l’attore protagonista della scena, in modo tale che questi si persuada di ciò che egli stesso sente e scopre. Parafrasando i primi Sette Sapienti della
tradizione ellenica, riteniamo che la ‘magia’ di questa tecnica risieda nella sua dirompente essenzialità, ovvero: «nulla di troppo, solo ciò che è abbastanza».
LA COMUNICAZIONE NON VERBALE:
RENDERE "MAGICHE" LE PAROLE
Ogni atto comunicativo è prima di tutto non verbale, pertanto attraverso ciò è impossibile evitare di influenzare o essere influenzati, così come è inevitabile suggestionare o
essere suggestionati.
Chiarito questo, ne consegue che la conoscenza e le acquisizione di tecniche comunicative e comportamentali dimostratesi in grado di influenzare le azioni e le credenze sia
proprie che degli altri, in quanto in grado di amplificare o dirottare le percezioni dell’individuo, rappresenti una fondamentale competenza per chiunque voglia migliorare sé
stesso, gli altri o il mondo.
Infatti, a qualunque campo io mi possa applicare non potrò eludere gli effetti suggestivi del mio comunicare con gli altri e con me stesso.
Che io sia un terapeuta o un manager, un insegnate o un ricercatore la capacità di utilizzare competenze comunicative in grado di suggestionare e suggestionarmi, appare
come uno strumento fondamentale per incrementare la efficacia del mio operato e quello di coloro che mi stanno intorno.
DAL CONTATTO ALL'INFLUENZAMENTO
Sintonizzarsi per evocare nuove percezioni nell’interlocutore
Far sentire piuttosto che spiegare
Dello sguardo, modalità di influenzamento attraverso il contatto oculare
Della prossemica: gestione della distanza e danza tra intimità e distacco
Della postura e movimenti suggestivi del corpo
Del sorriso e della mimica facciale
Della prosodia e cambiamenti del tono della voce
Timbro, ritmo, frequenza e pause
Musicalità e vivacità vocale
Armonie e dissonanze negli accordi vocali: creare l’armonia delle ridondanze
Sintonizzare il verbale con il non verbale |
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